Archivio della Categoria ‘Editoriali’

Lo spettro della fame

giovedì, 10 Luglio 2008

E’ tornata la fame, più progressiva che mai. Le statistiche dell’anno 2008 parlano chiaro: 862 milioni sono le persone che, nel mondo, soffrono di fame e malnutrizione. Sono 22 paesi del mondo che hanno più del 30% della popolazione che soffre per non poter soddisfare i propri bisogni. Anche in Europa 74 milioni di cittadini sono al si sotto della soglia di povertà. Nel mondo sono circa 24 mila le persone che ogni giorno muoiono di fame o per cause ad essa collegate. Carestie e guerre provocano solo un decimo dei decessi per fame. Alla voce “denutrizione” va aggiunta la parola acqua, elemento preziosissimo per la nostra vita. Un miliardo di persone è costretto ogni giorno a bere acqua sporca, con tutte le conseguenze. Un bambino ogni quindici secondi muore per il consumo di acqua contaminata. Dal 1950 al 2000 le riserve d’acqua sono scese a meno del 50% per abitante della Terra. Dei 36 Paesi più colpiti dall’emergenza alimentare mondiale, 21 si trovano in Africa, 9 in Asia, 4 in America Latina e 2 in Europa. A Dublino (30 maggio) dove si sono riuniti più di cento Paesi si è lanciato il messaggio: ”Ai bambini che chiedevano pane, i grandi hanno dato bombe”.

Nel messaggio al vertice FAO, Papa Benedetto XVI: «Come si può ri­manere insensibili agli appelli di coloro che, nei di­versi continenti, non riescono a nutrirsi a sufficien­za per vivere? Povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambien­tali avverse o da disastrose calamità naturali.

«Ogni persona ha diritto alla vita: pertanto è ne­cessario promuovere l’effettiva attuazione di tale diritto e si devono aiutare le popolazioni che sof­frono per la mancanza di cibo a divenire gradual­mente capaci di soddisfare le proprie esigenze di un’alimentazione sufficiente e sana. “Da dà man­giare a colui che è moribondo per la fame, perché, se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso”

Piccole virtù

venerdì, 4 Luglio 2008

Per quanto ri­guarda la nostra società, alcune piccole virtù sem­brano essere in via di estinzione. Riguarda in modo particolare umiltà, mansuetudine, mitezza, dolcezza…Chi parla più di queste virtù? So­prattutto, chi si impegna a praticar­le? Certo, vivere è difficile! Ne fac­ciamo tutti ogni giorno esperienza. Ma noi facciamo di tutto per compli­carci l’esistenza; per renderla qual­che volta, addirittura impossibile! Scriveva Chesterton: «Con un po’ di pazienza, un po’ di comprensio­ne un po’ di gioia e un po’ di umil­tà, non avete idea di quanto potre­ste trovarvi bene su questo nostro pianeta terra». Piccole virtù, apparentemente mo­deste, che potrebbero rendere migliore la nostra vita. Ne basterebbe solo «un po’». Come un po’ di sale da sapore al cibo, così al­lo stesso modo una goccia di pa­zienza un pizzico di umiltà, una spruzzata di dolcezza, sarebbe suffi­ciente a calmare i bollori, le esa­sperazioni. Potremmo raggiungere quanto di­ceva Goethe: «Ciò che rende bella la vita non è fare le cose che ci piacciono, ma trovare piacere nelle cose che dobbiamo fare». È solo co­sì che si riesce a «vivere» e non soltanto ad «esistere». D’altra parte «dove c’è umil­tà, c’è pure la carità e l’umiltà è la prima medicina di cui abbiamo biso­gno». (sant’Agosti­no); diceva san Giovanni Maria Vianney: «L’umiltà è come una bilancia: quanto più ci si abbassa da un lato, tanto più si è innalzati dall’altro». Non ci meravigliamo, poi, se in­torno a noi vediamo tanta arroganza e tanta superbia. E’ perché dimentichiamo quello che è scritto nella Bibbia: “Quanto più sei grande, tanto più umiliati» (Siracide 3, 18); «Ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri supe­riori a se stesso” (Filippesi 2, 3).

Gesù, dolce e umile di cuore

Per la potenza del tuo amore

Ti supplico: liberami

Dallo spirito di critica,

di maldicenza e di giudizio temerario;

dal desiderio esagerato di essere

onorato,applaudito, stimato;

dal desiderio di essere preferito ad altri;

dalla ricerca affannosa di me stesso,

del trionfo, del successo a tutti i costi,

dalla ricerca della potenza,

della forza, del dominio,.

Solo tu, Gesù, sei il mio maestro;

aiutami a mettere in pratica quello

che san Giovanni Battista ha detto:

“Bisogna che Egli cresca

e io diminuisca”.

Cristiani credibili

domenica, 22 Giugno 2008

Ricorderete certamente là fa­mosa frase di Don Abbondio: «II coraggio, quando uno non ce l’ha, non se lo può dare». Eppu­re Cristo ci invita al coraggio, a non avere paura.” Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo” (Mt.10,26-33). Ad avere il coraggio delle nostre idee; il coraggio della fede; il coraggio dell’annuncio cristiano, della testimonianza… Il coraggio della verità.

Ed effettivamente, i tempi in cui viviamo esigono da tutti i cristiani un grande coraggio. Ha detto qual­cuno: «Se uno non lotta per le pro­prie idee, o le idee non valgono nulla, o non vale nulla lui».

E davvero, «la vita cristiana esige coraggio. L’autenticità della vita cri­stiana esige un grande coraggio. Non possiamo essere cristiani se non con coraggio pieno, con forza» (Paolo VI).

Diceva un famoso filosofo france­se: «Se un tempo bastavano cinque prove per l’esistenza di Dio, oggi l’uomo le ritiene insufficienti e ne vuole una sesta, la più completa, la più autorevole: la vita di coloro che credono in Dio» (Jacques Maritain).

Ci dobbiamo rendere con­to sempre di più che un cristianesi­mo pallido o incolore, come traspa­re tante volte dalla nostra vita, non può che lasciare indifferenti. «Il mondo di oggi chiede ai cristiani di rimanere cristiani»

Dobbiamo essere coerenti e co­scienti del nostro cristianesimo, an­che quando siamo in minoranza; an­che quando ci prendono in giro per le nostre idee religiose. Le parole di Gesù sono molto chiare!

San Giovanni Crisostomo diceva:”Non ci sarebbero più pagani se ci fossero più cristiani”!

Chiesa comunità educante

martedì, 17 Giugno 2008

In questo inizio del terzo millennio due emergenze possono essere sottolineale e sono di notevole portata: una possiamo riferirla all’educazione e alla capacità da parte degli adulti della società attuale di accompagnare il processo di crescita verso un’educazione integrale delle nuove generazioni; l’altra va collegata alla comunità ecclesiale e alla sua capacità di offrire un processo di maturazione della fede, che aiuti a scoprire e a vivere il vangelo nelle condizioni concrete della vita di oggi.
L’educazione è il modo più efficace per esprimere la tensione missionaria di fronte alle attuali sfide culturali: ceco perché la comunità cristiana può divenire “presenza11 che orienta la crescita delle persone; agevola un discernimento comune degli itinerari e delle mete formative perseguite a livello ambientale; indica traguardi possibili per una rinnovata costruzione dell’identità umana e cristiana del popolo di Dio. Da qui alcuni interrogativi: «Quando una comunità ecclesiale è davvero “comunità educante”? È possibile che gli educatori cristiani riscoprano che educare è possibile, anche se difficile, ma soprattutto è bello?».
Dio stesso è un grande pedagogo che educa il suo popolo insegnandogli anche a sperimentare a propria volta la gioia di educare. Egli è Padre che desidera “generare” figli, di donare loro la vita e il senso profondo dell’esistenza; egli è Padre che si prende cura cura dei suoi figli; Egli educa alla condivisione e alla solidarietà.
Gli educatori cristiani ,guardando alle esigenze attuali, vedono la necessità di far nascere e costruire relazioni significative e solide con le persone che compongono la comunità. Aiutare a custodire il senso della memoria, a nutrire simpatia per il presente e ad avere nei confronti del territorio una disponibilità di confronto e di dialogo.
In questo contesto e missione educativa la parrocchia deve diventare sempre dì più un soggetto comunitario di una pastorale incentrata sull’educazione, individuando i destinatari del lavoro educativo, i protagonisti dell’azione educativa e i nuovi contesti dell’educazione. Alcune scelte educati¬ve nella pastorale parrocchiale, sono: l’emancipazione, il dialogo, l’umanizzazione, la crescita, la responsabilizzazione e l’esperienza.
Un posto importante nella missione educativa della parrocchia è occupato dai catechisti che devono acquistare una percezione molto alta della missione che Dio e la Chiesa affida loro chiamandoli.

Quel Cuore che tanto ama

mercoledì, 28 Maggio 2008

Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Già adombrata nei testi biblici e poi approfondita dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e dai grandi mistici medievali, ha avuto un particolare incremento e una sua specifica configurazione in seguito alle apparizioni di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, a cominciare dal 27 dicembre 1673. Da allora, superate numerose difficoltà teologiche e cultuali, la devozione si diffuse rapidamente tra tutte le categorie del popolo cristiano.
Fra i grandi promotori merita ricordare il gesuita p. Claudio della Colombière, direttore spirituale di s. Margherita, e i suoi confratelli francesi p. Galliffet e p. G. Croiset che ebbero la felice intuizione di metterla alla base della benemerita associazione internazionale “Apostolato della preghiera”.
Con l’enciclica di Pio XII “Haurietis aquas” la devozione al s. Cuore di Gesù trova la massima approvazione della Chiesa.
A che tanta fortuna?
L’avere un solido fondamento biblico. L’essere nata in un periodo di soffocante rigorismo quale antidoto al giansenismo, suscitando nei fedeli l’amore e la fiducia nella Misericordia divina. L’aver messo al centro il cuore, espressione di amore, coraggio, interiorità, volontà, rinnovamento, azione.
Oggi sembra manifestare una certa stanchezza. Sotto il profilo pastorale molti la considerano superata, irrilevante, troppo intimista.
D’altra parte non è l’unica via di accesso al mistero.
Ma anche oggi se praticata in modo corretto questa devozione può recare ancora indubbi frutti spirituali.

Misuriamo la temperatura eucaristica

venerdì, 23 Maggio 2008

L’Eucaristia. Cristo con noi; Cristo in mezzo a noi. E come ci comportiamo? Riusciamo a provare stupore, meraviglia davanti a questo Sacramento?
Qualcuno ha detto: «Non sono le cose meravigliose che mancano, ma la meraviglia» . Ci siamo ridotti ad essere così aridi e smaliziati, da calpestare il mondo con l’indifferenza di un bulldozer e abbiamo perso la gioia dello stupore.
Dice Benedetto XVI: «Nella festa del Corpus Domini guardiamo guardiamo soprattutto il segno del pane”.
Abbiamo davanti a noi un altro grande mistero da contemplare: soprattutto il segno del pane». Quante volte abbiamo ascoltato le parole di Gesù: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» Celebriamo l’Eucaristia. Ma a cosa stiamo pensando? Quante distrazioni…
Facciamo la Comunione. Ma con quale attenzione, con quanto stupore?
Dobbiamo confessare: quanta mediocrità! Il Signore ci perdoni!
Ci ha lasciato un Sacramento di amore, ma noi non lo sappiamo apprezzare in pieno!
Ritorniamo ad adorare l’Eucaristia.
Trattiamo con maggiore onore questo Sacramento, Rinnoviamo il nostro modo di partecipare alla Messa: sia più convinto, più attento, più partecipe, più attivo. E soprattutto, ritroviamo la meraviglia e lo stupore davanti a questo Sacramento: sapersi meravigliare in continuazione è la radice di ogni sapienza.

Feste patronali: luci e ombre

martedì, 20 Maggio 2008

Tempo di feste patronali . E’ proprio vero che la devozione alla Madonna e ai Santi occupa un posto privilegiato nella vita della Chiesa e nella pietà popolare. A tal punto sono presenti nell’animo dei fedeli da compenetrare nel profondo e all’esterno ogni espressione e manifestazione religiosa. Quanta gente, vediamo, non molto religiosa, ma che davanti all’immagine della Madonna e dei Santi si inchina ed esprime una preghiera che altrimenti non sarebbe mai uscita dal cuore e arrivata alle labbra. Sotto il profilo storico, non si può misconoscere l’influsso decisivo che la devozione mariana e ai santi nelle sue molteplici espressioni ha esercitato in un passato anche recente sulla religiosità e non raramente anche sulla fede del popolo di Dio contribuendo non poco a tener desto negli animi l’amore di Dio e del prossimo.
Non raramente le feste religiose e le devozioni sono state per molti l’unica o quasi occasione per una catechesi e un modo di accostare i fedeli ai grandi eventi della fede. Per non dimenticare l’influsso sulle diverse espressioni dell’arte.
Se è una ricchezza da non perdere, c’è un discernimento da compiere. Innanzitutto la necessità di una conoscenza più approfondita del ruolo della Madonna e dei Santi nella storia della salvezza sulla base delle Sacre Scritture e del Magistero della Chiesa. Inoltre evitare il rischio cui facilmente si potrebbe andare incontro di sovrapporre le feste popolari religiose ai tempi liturgici o di mettersi in concorrenza con le solennità più significative (ad esempio: Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini ecc.). Infine molte manifestazioni religiose popolari sono occasione per raccolte di denaro, spesso anche consistenti. Quasi sempre gestite da comitati per organizzare spettacoli di vario genere, con la giustificazione che ciò serve per far festa. Così nel nome di un santo si sprecano somme ingenti senza mettere in bilancio la carità verso i poveri del paese, rinunciando a lanciare un messaggio educativo di amore verso gli ultimi. Sarebbe invece un modo concreto per onorare i santi festeggiati, imitarne la carità e far crescere il senso della solidarietà fraterna e il servizio nella gratuità.

Dio non è facile

sabato, 17 Maggio 2008

Un pensatore greco diceva; «L’intima natura delle cose ama nascondersi» (Eraclito). Aveva ragione! Noi siamo avvolti da una fitta cortina di mistero.Viviamo nel mistero. Ed è giusto che sia così! Se per tutto ci fossero delle spiegazioni, la vita sarebbe molto noiosa. Cosa dire, per esempio, davanti al mistero di una vita che nasce dal­la morte? È la notizia di una bambi­na nata dalla mamma che era in stato di coma cerebrale da 78 gior­ni! Ora, se questo mistero avvolge il creato, quanto più non avvolge il Creatore? Dio non è facile. E non tutto pos­siamo capire di Lui! «Un Dio com­prensibile non sarebbe più Dio» (Sant’Atanasio). Possiamo parlare di Lui solo per immagini. Dio è come l’aria: ci siamo dentro e non la vediamo; la respiriamo, e non ci badiamo. Dio è un grande mistero. Ma è un mistero di amore! Amore di un Dio-Padre, che ci ama di un amore tenero. Amore di un Dio-Figlio, che ha dato la sua vita per noi. Amore di un Dio-Spirito Santo; che rafforza la nostra vita con i suoi doni. Davanti a questo grande mistero noi possiamo solo adorare, e amare. Non cerchiamo di voler sapere tutto di Dio. Abbandoniamoci totalmente nell’oceano del suo amore. Non permettiamo che venga cancellato dalla vita della società, perché se con Dio il mondo è un mistero, senza Dio è un assurdo.

Il grido di dolore

venerdì, 16 Maggio 2008

Tragedia a tragedia. Sofferenza a sofferenza. L’Asia è travolta dalle calamità naturali. Famiglie sconvolte dalla violenza inaspettata. Efferatezze che fanno inorridire. Disprezzo della vita.
Invochiamo il conforto divino sui senza tetto, la pace per i morti, la solidarietà, il coraggio di saper arginare il male, la saggezza che porta ad amare e rispettare la vita.

Ho visto

giovedì, 15 Maggio 2008

Così ripete, quasi in forma litanica, nella pagina d’apertura del settimanale diocesano (n° 20/2008) l’Arcivescovo Mani, per descrivere la sua esperienza durante la visita pastorale. Ha visto una Chiesa che sopporta pazientemente le ingiustizie, che porta la sua croce con dignità, piena di fede attaccata alle sue tradizioni. Ha visto il male che attacca la fede e la moralità; ha visto il peccato che devasta l’uomo; ha visto famiglie divise. Ha visto la miseria e lo spreco; l’eterno conflitto tra il bene e il male. E con queste immagini nella mente e nel cuore si è chiesto: che fare? Così, durante la Messa della Veglia di Pentecoste, ha dato la risposta: quest’anno faremo il Sinodo per dare le indicazioni adatte per orientare la pastorale del periodo storico che stiamo vivendo. La diocesi, le parrocchie, le associazioni, popolo, sacerdoti, religiosi e religiose saranno coinvolti per sapere che cosa deve fare la Chiesa oggi per raggiungere tutti col vangelo di Gesù.

Ci riusciremo, si chiede l’Arcivescovo? Ci riusciremo, perché è questo che vuole il Signore.