VOGLIAMO ESSERE PRONTI

Vogliamo essere pronti.
Non sappiamo quando verrai a cercarci;
l’ora della nostra morte può essere una sorpresa,
come tu ce l’hai detto, Gesù, nel Vangelo.

Vogliamo essere pronti.
Tu ci hai esortati a non allentare
i nostri sforzi vigilanti, a non lasciarci
vincere dalla pigrizia o dalla noncuranza.

Vogliamo essere pronti,
conservando con te i nostri contatti amichevoli,
cercando di piacerti in tutta la nostra vita,
pregandoti più forte, con un cuore sincero.

Vogliamo essere pronti,
premurosi d’agire con carità,
quella carità di cui hai fatto il grande comandamento:
noi desideriamo amare più generosamente.

Vogliamo essere pronti,
ponendo solo in te la nostra fiducia,
e volgendo verso di te tutta la nostra speranza:
tu tieni nelle tue mani la nostra sorte eterna.

Jean Galot

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 7 Agosto 2010 alle 16:45
ed appartiene alla categoria Notizie.

Potete seguire i commenti a questo articolo tramite feed RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

1 Commento per “”

  1. Francy :

    “Ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare” (Gc 4,14); “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,34-36). Se l’ora della morte – meta obbligata per tutti e fissata solo da Dio – è incerta come l’arrivo del ladro, altrettanto incerta è la venuta del Signore: Dio solo è padrone del tempo, per questo l’uomo deve vegliare nell’attesa del Suo ritorno (cfr. Lc 12,39-40; Ts 5,2). E’ evidente che nella nostra miseria non potremo mai dirci pronti all’incontro con il Signore nel giudizio particolare cui saremo sottoposti al momento della morte, sarebbe a dir poco presuntuoso. Tuttavia, è Gesù stesso a fornirci il modo più sicuro per non incorrere nell’irrimediabile morte eterna e così – come ai discepoli nel Getsèmani – ci chiede vigilanza, fedeltà e preghiera: è quest’ultima che, in fin dei conti, costituisce la garanzia tanto della fedeltà quanto della vigilanza giacché intimo e personalissimo legame con il Signore, unico filo diretto con Lui assieme ai Sacramenti. Mi piace a questo punto ricordare una via semplice per tutti e spesso trascurata nella pratica cristiana (ma a mio avviso da riscoprire) per una vita di unione con il Signore anche quando non siamo in grazia di Dio, cioè la Comunione Spirituale. “Ogni volta che fai la Comunione Spirituale ti faccio una grazia simile a quella che ricevi in quella Sacramentale”, disse una volta Gesù a Santa Giovanna della Croce, ribadendo quindi la necessità di accostarsi comunque alla Comunione Sacramentale, ma mettendo in evidenza i benefici che si possono trarre anche da questa pratica.
    “Chi prega si salva … chi non prega si perde”, diceva S. Alfonso M. de’ Liguori. La preghiera infatti apre il cuore a Dio, lo trasforma secondo i Suoi progetti, lo allarga all’infinito, lo offre alla Sua tenerezza, alla Sua infinita Misericordia. E’ questo il segreto della sicura efficacia della preghiera ed è anche per questo motivo che, secondo alcune rivelazioni private, è il mezzo più sicuro per imboccare con certezza la strada che conduce al Paradiso. La Chiesa, del resto, riconosce anche l’efficacia di un gran numero di devozioni, che non sono la promessa della salvezza troppo a buon mercato, magari per una speranza che ad una prima fuorviante vista potrebbe sembrare superstiziosa e presuntuosa, ma al contrario rappresentano un concreto esempio di quella fedeltà e costanza che rendono vigile l’anima umana. Di sicuro tra quelle più diffuse è da annoverare il Santo Rosario, per la devozione al quale ricordiamo le promesse di Maria Santissima a San Domenico e al Beato Alano de La Roche:
    1. Coloro che mi serviranno con costanza recitando il Rosario riceveranno qualche grazia speciale.
    2. A tutti quelli che reciteranno con devozione il mio Rosario prometto la mia protezione speciale e grandi grazie.
    3. Il Rosario sarà un’arma potentissima contro l’inferno, eliminerà i vizi, libererà dal peccato, distruggerà le eresie.
    4. Farà rifiorire le virtù e le opere sante, otterrà alle anime abbondantissime misericordie da Dio; trarrà i cuori degli uomini dal vano amore del mondo all’amore di Dio e li eleverà al desiderio delle cose eterne. Oh! quante anime si santificheranno con questo mezzo!
    5. L’anima che si affida a me col Rosario non perirà.
    6. Chiunque reciterà il Rosario con devozione con la meditazione dei misteri non sarà oppresso da disgrazie, non sperimenterà l’ira di Dio, non morirà di morte improvvisa, ma si convertirà se peccatore; se invece giusto, persevererà in grazia e sarà giudicato degno della vita eterna.
    7. I veri devoti del mio Rosario non moriranno senza i Sacramenti.
    8. Voglio che coloro che recitano il mio Rosario abbiano in vita e in morte la luce e la pienezza delle grazie; partecipino in vita e in morte dei meriti dei beati.
    9. Libero ogni giorno dal purgatorio le anime devote del mio Rosario.
    10. I veri figli del mio Rosario godranno di una grande gloria in cielo.
    11. Qualunque cosa chiederai col Rosario la otterrai.
    12. Soccorrerò in ogni loro necessità coloro che diffonderanno il mio Rosario.
    13. Ho ottenuto da mio Figlio che gli iscritti alla Confraternita del Rosario possano avere per confratelli in vita e in morte tutti i santi del cielo.
    14. Coloro che recitano il mio Rosario sono miei figli e fratelli di Gesù Cristo, mio unigenito.
    15. La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

    “Vi supplico con insistenza per l’amore che vi porto in Gesù e Maria, di recitare ogni giorno il Rosario….al momento della morte benedirete il giorno e l’ora in cui mi avete creduto” (San Luigi Maria Grignion De Montfort)

    Tra le meno note possiamo ricordare la devozione delle Tre Ave Maria. San Leonardo da Porto, infaticabile apostolo di questa devozione, prometteva in modo sicuro la salvezza a quanti vi fossero stati costantemente fedeli ed esortava i confessori ad imporla come penitenza: “Sappiano – diceva – che ricaveranno più frutto da questa devozione sola, che da tutte le altre penitenze che mai si potessero insinuare”. Questa pratica ha origine dalle promesse della Vergine fatte a Santa Matilde, una suora benedettina. Mentre pregava la Madre del Signore chiedendoLe di assisterla nel momento della morte, le apparve e le disse: “Lo farò certamente, a condizione che tu reciti ogni giorno tre Ave Maria. Con la prima domanderai che, come Dio Padre mi partecipò la Sua Potenza più che ad ogni altra creatura, in morte ti difenda dalle potenze nemiche. Con la seconda domanderai che, come Dio Figlio mi partecipò la Sua Sapienza, per cui conosco la Trinità più di tutti i Santi, ti illumini in morte contro ogni tenebra di ignoranza ed errore. Con la terza domanderai che, come lo Spirito Santo mi colmò di amore e di bontà da far di Me la creatura più tenera e misericordiosa, così riempia l’anima tua della soavità dell’Amore Divino e cambi così per te in dolcezza tutte le pene della morte”.

    “Maria, Madre di Gesù e Madre mia, difendimi dal maligno in vita e nell’ora della morte, per il Potere che ti ha concesso l’Eterno Padre.
    Ave, Maria …
    … per la Sapienza che ti ha concesso il Divin Figlio.
    Ave, Maria …
    … per l’Amore che ti ha concesso lo Spirito Santo.
    Ave, Maria …”

    Un’altra preziosa offerta è quella rivelata da una Clarissa apparsa alla sua superiora assicurandole di aver evitato il Purgatorio con la recita quotidiana di questa preghiera riparatrice:

    “Eterno Padre, per le mani di Maria Addolorata e di san Giuseppe, io ti offro il Sacro Cuore di Gesù con tutto il suo amore, tutti i suoi meriti e con tutte le sue sofferenze, per espiare i peccati che ho commesso quest’oggi e durante tutta la mia vita passata.
    Gloria Patri …
    … per purificare il bene che ho mal fatto quest’oggi e durante tutta la mia vita passata.
    Gloria Patri …
    … per supplire al bene che ho trascurato di fare quest’oggi e durante tutta la mia vita passata.
    Gloria Patri …

    Di epoca più recente e in costante diffusione è infine la devozione alla Divina Misericordia, inscindibile dal culto dell’immagine a questa connessa. L’immagine di Gesù Misericordioso riproduce la visione avuta da Santa Faustina Kowalska il 22 febbraio del 1931, il Cristo Risorto, benedicente e con i segni della crocifissione nelle mani e nei piedi. E’ quindi la raffigurazione della Misericordia di Dio rivelata all’umanità nel mistero pasquale e che trova la sua attuazione nella Chiesa attraverso i Sacramenti. Dice Gesù a Santa Faustina: “Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della misericordia. Il recipiente è quest’ immagine con la scritta: Gesù, confido in Te” (D 327). “Attraverso questa immagine concederò molte grazie alle anime, perciò ogni anima deve poter accedere ad essa” (D 570). “Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come mia gloria” (D 48). Parte integrante e imprescindibile di questa devozione è la Coroncina dettata da Gesù stesso alla Santa nel 1935: “Figlia Mia, esorta le anime a recitare la coroncina che ti ho dato. Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto ciò che Mi chiederanno” (D 1541), sempre che sia conforme alla volontà di Dio (D 1731). In modo particolare le promesse si riferiscono all’ora della morte, ovvero alla grazia di morire serenamente e in pace. La grazia può essere implorata per se stessi, ma anche per i moribondi. “Se recitata accanto ad un morente non sarò giusto Giudice, ma Salvatore”, promette Gesù a Santa Faustina. Viene inoltre da Lui raccomandato ai Sacerdoti di consigliare la recita della Coroncina ai peccatori, perché: “anche se si trattasse del peccatore più incallito se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della Mia infinita Misericordia” (D 687), ovvero se la recita con fede, umiltà e profondo e sincero pentimento dei peccati.
    Si recita sulla Corona del Rosario.

    “Padre Nostro, Ave Maria, Credo”

    Sui grani del Padre Nostro:

    “Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo”.

    Sui grani dell’Ave Maria:

    “Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero”.

    Alla fine della Corona:

    “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero” (per tre volte).