Padre !

Ogni mia invocazione è povertà,
talvolta è egoismo,
spesso è solo parola vuota,
senza dignità.
Ti prego allora, o Padre,
che io taccia davanti a te
e tu ascolta solo il mio silenzio.

Non sono capace di accogliere,
di farmi carico dell’altro;
già la mia pena mi schiaccia
come potrei dire «Padre nostro»?

Non sempre il frigo è pieno,
né il mio passo è certo,
la tentazione incombe.
Perché combattere invano?

Non so pregare, Signore,
se voglio invocare senza mentire…
mandami lo Spirito
e allora, solo allora,
nel mio nulla
ti dirò «Padre».
In verità.
E il cuore scoppierà di gioia.
Amen.

Giuseppe Sacino

Questo articolo è stato pubblicato sabato, 24 Luglio 2010 alle 16:07
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1 Commento per “Padre !”

  1. Francy :

    “Dedicatevi alla preghiera, sforzatevi di sentire il bisogno di pregare più volte al giorno. La preghiera allarga il cuore fino a renderlo in grado di contenere il dono che Dio ci fa di se stesso. Cercate e chiedete e il vostro cuore diventerà abbastanza grande da riceverlo e da conservarlo come vostro proprio” (Beata Teresa di Calcutta, Non c’è amore più grande, p. 15). Il Signore in persona ci raccomanda la preghiera: “Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto“ (Lc 11,9-10); l’insistenza paga, fa cedere chiunque, tanto più farà cedere il Padre che è Misericordia Infinita.
    Sulla base dei brani evangelici che tramandano il Padre nostro, possiamo comprendere quale sia la preghiera più gradita a Dio. Innanzitutto deve essere un atto di fede, di sottomissione, di affidamento totale e non può esistere preghiera migliore di quella sincera, umile, semplice, profonda, fervorosa, insistente e possibilmente essenziale: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate” (Mt 6,5-8). Gesù detta così in un certo qual modo le caratteristiche della vera preghiera, ma non condanna – come potrebbe erroneamente sembrare – la preghiera della comunità, semmai stigmatizza qualsivoglia ostentazione della preghiera stessa e prova ne sono le Sue parole in Mt 18, 19-20: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Sicuramente ci mette in guardia da due modi errati di rivolgerci a Dio: non “un’esibizione davanti agli uomini”, né tantomeno “un profluvio di parole, in cui lo spirito soffoca” (si legga la bellissima esposizione fatta in proposito da Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp. 157-160). Un altro elemento che salta all’occhio è che assieme alle richieste vitali più strettamente necessarie al sostentamento dell’uomo (che sono anche quelle più comprensibili dal nostro punto di vista), vengano rivolte al Padre anche quelle relative a esigenze prettamente spirituali, volendo con ciò palesare l’importanza anch’essa vitale (“non di solo pane vivrà l’uomo”, Mt 4,4,) dell’essere preservati dall’allontanamento da Dio e indicare quale debba essere il vero spirito della preghiera intesa come il culmine dell’esperienza cristiana più completa. Per usare le parole di Benedetto XVI: “La preghiera è una via per purificare a poco a poco i nostri desideri, correggerli e conoscere pian piano di che cosa abbiamo veramente bisogno: di Dio e del suo Spirito” (cit., pp. 166-167). Gesù, la cui grande missione è la riconciliazione dei figli col Padre, ci insegna così a pregare prima di tutto come Lui e con le Sue stesse parole, quindi ad avere sempre lo sguardo rivolto al Padre per adorarLo, ringraziarLo e fare la sua volontà. Ci insegna inoltre a interloquire con Dio, ma anche ad ascoltarLo e pertanto a relazionare con Lui: è un invito esplicito a recuperare quel rapporto individuale, stretto e privilegiato che intercorreva tra Dio e i progenitori nel Paradiso Terrestre. Questo forse può aiutare a meglio comprendere il motivo per cui la preghiera deve essere personale, non ostentata: perché personale e irripetibile come l’amore di Dio per ciascuno di noi, e viceversa di ciascuno di noi per Dio, esattamente come tra un padre e ciascun figlio. Ma non solo. Gesù ci insegna ad unirci a Lui e al Suo culto per il Padre attraverso di Lui, perché solo per opera Sua e mediante la comunione con Lui siamo ritornati figli di Dio: “Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò“ (Gv 14,13-14); “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me“ (Gv 14,6). La beata Teresa di Calcutta affermava: “Se trascuriamo la preghiera e se il ramo non resta unito alla vite, morirà. Questa unione del ramo con la vite è la preghiera. Se questo aggancio c’è, allora c’è gioia; e noi saremo l’irradiazione dell’amore di Dio, la speranza della felicità eterna, la fiamma di amore ardente. Perché? Perché siamo una cosa sola con Gesù” (Con la parola e con l’esempio, p. 72). E ancora: “La preghiera non è nient’altro che unità con Cristo. Come dice san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal. 2,20).
    Cristo prega in me,
    Cristo pensa in me,
    Cristo vede attraverso i miei occhi,
    Cristo parla attraverso le mie parole,
    Cristo lavora con le mie mani,
    Cristo cammina con le mie gambe,
    Cristo ama con il mio cuore”
    (Thirsting for God, p. 55)

    O per dirlo con Benedetto XVI (ibid., p. 162): “Il significato del Padre nostro va oltre la comunicazione di parole di preghiera. Vuole formare il nostro essere, vuole esercitarci nei sentimenti di Gesù (cfr. Fil 2,5)”. Infine “[…] poiché il Padre nostro, è un preghiera di Gesù, è un preghiera trinitaria: con Cristo mediante lo Spirito Santo preghiamo il Padre” (p.165).