Archivio di Luglio 2010

Padre !

sabato, 24 Luglio 2010

Ogni mia invocazione è povertà,
talvolta è egoismo,
spesso è solo parola vuota,
senza dignità.
Ti prego allora, o Padre,
che io taccia davanti a te
e tu ascolta solo il mio silenzio.

Non sono capace di accogliere,
di farmi carico dell’altro;
già la mia pena mi schiaccia
come potrei dire «Padre nostro»?

Non sempre il frigo è pieno,
né il mio passo è certo,
la tentazione incombe.
Perché combattere invano?

Non so pregare, Signore,
se voglio invocare senza mentire…
mandami lo Spirito
e allora, solo allora,
nel mio nulla
ti dirò «Padre».
In verità.
E il cuore scoppierà di gioia.
Amen.

Giuseppe Sacino

sabato, 17 Luglio 2010

ACCETTA OGNI GIORNO

Accetta dalla mia mano ogni giorno come viene.
Non esigere che un giorno sia uguale a un altro,
né che la gioia di ieri si ritrovi oggi.

Prendi ad ogni momento la gioia che ti dono
e accogli la pena pensando alla mia croce.

In ogni avvenimento, sono io che vengo a te
e che ti rendo visita per la tua felicità.

Per te ho preparato tante buone sorprese.
Perché le temi? Tendi la mano e aspetta.
Tu hai solo da ricevere, con animo aperto.

Io sarò con te nei momenti della prova,
e scompariranno davanti a giorni più belli.

Io non ritiro il mio sole dal tuo cielo;
quando la pioggia è passata, esso si fa più terso.

Lascia cadere la paura, tutte le tue inquietudini,
affidami le tue preoccupazioni, riposati in me.

Sono io il Signore che conduce tutte le cose:
nella difficoltà io vengo in tuo soccorso
e creo ogni istante con molto amore.

Raccogli questo istante, raccogli questo amore,
e vivrai in pace e ti arricchirai
del tesoro che io nascondo in ogni giorno, ogni ora.
J. Galot

domenica, 11 Luglio 2010

Signore, quando ho fame,
dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho sete,
mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda;
quando ho freddo,
mandami qualcuno da scaldare;
quando ho un dispiacere,
offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pensate,
fammi condividere la croce di un altro;
quando sono nell’indigenza,
guidami da qualcuno nel bisogno;
quando non ho tempo,
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato,
fa’ che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato,
mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che un altro si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso,
attira la mia attenzione su un’altra persona.
E così avrò la vita eterna, la vita della carità.

beata Teresa di Calcutta

pregate il padrone della messe

sabato, 3 Luglio 2010

Una delle caratteristiche della Chiesa è la missionarietà. La ecclesia è la comunità di coloro che sono stati inviati da Cristo a portare al mondo la Buona Novella che il Regno di Dio è vicino. Da questo inaudito messaggio sgorga la gioia del credente. Un messaggio da consegnare non nelle piazze ma nelle case, l’ha dove la gente vive, dove il cuore impara a condividere, dove c’è maggiore sincerità e vita.
Gesù ha sempre bisogno di gente che dica la semplice verità del Vangelo: Dio ti si è fatto vicino. E lo dica con la sua vita e la sua fede. E dove arriva la Parola il male arretra, sbigottito. Gesù gioisce con noi quando vede che l’uomo lo accoglie, si riempie di gioia il cuore di Dio.
Le sue uniche «armi» del messaggero sono l’umiltà, l’amore, la pazienza, la povertà, la diligenza e la pace: i suoi poteri sono la Parola del Vangelo e i Sacramenti. A lungo andare, sono le armi di una rivoluzione dei cuori che alla fine avranno la meglio.
È palese, inoltre, la verità sulla vocazione del discepolo: nessuno diventa discepolo di Gesù per volontà propria, bisogna essere chiamati. È Dio che chiama. Sta qui tutto il senso della preghiera per le vocazioni. Non sbagliamoci! Ogni cristiano è chiamato a diventare discepolo, anche se le chiamate assumono forme diverse e impegnano in servizi diversi nella Chiesa. Bisogna andare oltre e dire che ogni uomo è chiamato a diventare discepolo, a diventare membro di Cristo.
L’unico modo di essere discepoli è quello di accogliere in noi quello che è stato l’assillo stesso di Gesù al momento del suo passaggio sulla terra. «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai». Nessuno può sentirsi escluso a priori. Di questa Chiesa noi siamo il volto.