Archivio di Novembre 2008

Il filo rosso

sabato, 22 Novembre 2008

La vera grandezza non sta nel dominare o nel comandare ma nell’amare e nel servire; la vera potenza non risiede nel più forte ma nel più giusto; la vera gloria non si ottiene con la ricerca del successo, ma con l’umiltà della fede. Potrebbero bastare queste poche battute per dire il significato della festa, che chiude un anno liturgico ricapitolando ogni cosa (ogni progetto, ogni cammino, ogni sconfitta, ecc.) in Lui, nel Cristo che continua ad essere per tutti noi via, verità e vita. Questa solennità può essere una risposta a tante domande, a tanti dubbi, a tante perplessità, a partire dalla frase: “Regna la pace dove re­gna il Signore!”.Eppure le cose non stanno co­sì, le cronache di ogni giorno lo confermano. Perché non regna la pace? Perché la violenza troppo spesso ha l’ultima parola? Per­ché i bambini sono oggetto di vergognosa e ignobile attenzione morbosa da parte di qualcu­no? Perché l’amore benedetto e consacrato da Dio finisce in un tribunale? Perché se uno mi fa un dispetto, invece di perdonare, non dimentico e condanno? Per­ché il Vangelo rimane solo Paro­la scritta e poco vissuta? La risposta è a senso unico: perché non regna il Signore. Cristo Re, è il Cristo amico e fratello che ci chiede di condivi­dere con Lui l’impegno e la mis­sione di costruire il suo regno in questo mondo, cioè di essere tra i fratelli il segno dell’amore con gesti di carità e attenzione, con sguardi intensi di tenerezza per i più sfortunati e i più poveri.

Signore, quel “l’avete fatto a me”, risuona come un’eco che non smette di ricordare che siamo chiamati ad essere stru­mento d’amore, che non possiamo limitarci a guardare la sofferenza, il bisogno o le attese di tan­ti, ma che nel nostro poco o tan­to possiamo essere utili a qualcuno che naviga nel buio e nella paura perché ritrovi la luce e riassapori la bellezza di sperare, nonostante tutto.Questa è una grande responsabilità ma è anche una possibilità di esprimere così la grati­tudine a te, Signore, che sempre accogli e ascolti.

Dio ha bisogno di noi

domenica, 16 Novembre 2008

Gesù , Tu ci hai rivelato un Padre che ha bisogno degli uomini, di noi, e aspetta il nostro impegno di amore. Tu stesso hai chiamato a te uomini e donne e hai dato loro la forza del tuo Spirito per realizzare cose grandi, che da soli non sarebbero stati capaci di fare. Donaci la grazia di dire il nostro “sì” che ci rende liberi e aperti alle esigenze del tuo Regno di luce. Tu sei il talento più bello che ci viene donato, il talento più prezioso che possiamo e dobbiamo donare ai fratelli e al mondo intero. Nessuno che ti abbia incontrato e conosciuto può tenerti per sé. Rendici capaci di riconoscere e dicondividere tutti i nostri talenti ma soprattutto il dono del tuo amore. Così sia.

Chiesa di quaggiù, Chiesa di lassù

sabato, 1 Novembre 2008

Il mese di novembre reca ogni anno, col cadere delle foglie, la tristezza per quanti sono scomparsi. Ed è il mese tradizionalmente dei defunti.

Ma si apre con la solennità di tutti i santi,e ripro­pone la figura dì Cristo Re, centro di tutto, meta e gioia per tutti quelli che a lui si affidano.

I temi della liturgia non indulgono alla tristezza o al rimpianto per chi non è più, ma sembrano proprio spaziare su motivi di fiducia e di speranza. A questo proposito varrà la pena rileggere, tra i documenti del concilio, il capitolo VII della costituzione sulla chiesa Lumen gentium che si intitola «Indole escatologica della chiesa pellegrinante e sua unione con la chiesa celeste», di cui riportiamo il brano conclusivo. «La nostra unione con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima quando, specialmente nella liturgia, nella quale la virtù dello Spirito santo agisce su di noi mediante i segni sacramen­tali, in comune esultanza cantiamo le lodi della divina maestà, e tutti, di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cf. Ap 5,9) e radunati in un’unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio uno e trino. Perciò quando celebriamo il sacrificio eucaristico ci uniamo in sommo grado al culto della chiesa celeste comunicando con essa e vene­rando la memoria della vergine Maria, di san Giuseppe, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi». E tra questi ultimi, speriamo e preghiamo, i nostri defunti.