Archivio di Maggio 2008

Quel Cuore che tanto ama

mercoledì, 28 Maggio 2008

Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Già adombrata nei testi biblici e poi approfondita dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e dai grandi mistici medievali, ha avuto un particolare incremento e una sua specifica configurazione in seguito alle apparizioni di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque, a cominciare dal 27 dicembre 1673. Da allora, superate numerose difficoltà teologiche e cultuali, la devozione si diffuse rapidamente tra tutte le categorie del popolo cristiano.
Fra i grandi promotori merita ricordare il gesuita p. Claudio della Colombière, direttore spirituale di s. Margherita, e i suoi confratelli francesi p. Galliffet e p. G. Croiset che ebbero la felice intuizione di metterla alla base della benemerita associazione internazionale “Apostolato della preghiera”.
Con l’enciclica di Pio XII “Haurietis aquas” la devozione al s. Cuore di Gesù trova la massima approvazione della Chiesa.
A che tanta fortuna?
L’avere un solido fondamento biblico. L’essere nata in un periodo di soffocante rigorismo quale antidoto al giansenismo, suscitando nei fedeli l’amore e la fiducia nella Misericordia divina. L’aver messo al centro il cuore, espressione di amore, coraggio, interiorità, volontà, rinnovamento, azione.
Oggi sembra manifestare una certa stanchezza. Sotto il profilo pastorale molti la considerano superata, irrilevante, troppo intimista.
D’altra parte non è l’unica via di accesso al mistero.
Ma anche oggi se praticata in modo corretto questa devozione può recare ancora indubbi frutti spirituali.

Misuriamo la temperatura eucaristica

venerdì, 23 Maggio 2008

L’Eucaristia. Cristo con noi; Cristo in mezzo a noi. E come ci comportiamo? Riusciamo a provare stupore, meraviglia davanti a questo Sacramento?
Qualcuno ha detto: «Non sono le cose meravigliose che mancano, ma la meraviglia» . Ci siamo ridotti ad essere così aridi e smaliziati, da calpestare il mondo con l’indifferenza di un bulldozer e abbiamo perso la gioia dello stupore.
Dice Benedetto XVI: «Nella festa del Corpus Domini guardiamo guardiamo soprattutto il segno del pane”.
Abbiamo davanti a noi un altro grande mistero da contemplare: soprattutto il segno del pane». Quante volte abbiamo ascoltato le parole di Gesù: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno» Celebriamo l’Eucaristia. Ma a cosa stiamo pensando? Quante distrazioni…
Facciamo la Comunione. Ma con quale attenzione, con quanto stupore?
Dobbiamo confessare: quanta mediocrità! Il Signore ci perdoni!
Ci ha lasciato un Sacramento di amore, ma noi non lo sappiamo apprezzare in pieno!
Ritorniamo ad adorare l’Eucaristia.
Trattiamo con maggiore onore questo Sacramento, Rinnoviamo il nostro modo di partecipare alla Messa: sia più convinto, più attento, più partecipe, più attivo. E soprattutto, ritroviamo la meraviglia e lo stupore davanti a questo Sacramento: sapersi meravigliare in continuazione è la radice di ogni sapienza.

Feste patronali: luci e ombre

martedì, 20 Maggio 2008

Tempo di feste patronali . E’ proprio vero che la devozione alla Madonna e ai Santi occupa un posto privilegiato nella vita della Chiesa e nella pietà popolare. A tal punto sono presenti nell’animo dei fedeli da compenetrare nel profondo e all’esterno ogni espressione e manifestazione religiosa. Quanta gente, vediamo, non molto religiosa, ma che davanti all’immagine della Madonna e dei Santi si inchina ed esprime una preghiera che altrimenti non sarebbe mai uscita dal cuore e arrivata alle labbra. Sotto il profilo storico, non si può misconoscere l’influsso decisivo che la devozione mariana e ai santi nelle sue molteplici espressioni ha esercitato in un passato anche recente sulla religiosità e non raramente anche sulla fede del popolo di Dio contribuendo non poco a tener desto negli animi l’amore di Dio e del prossimo.
Non raramente le feste religiose e le devozioni sono state per molti l’unica o quasi occasione per una catechesi e un modo di accostare i fedeli ai grandi eventi della fede. Per non dimenticare l’influsso sulle diverse espressioni dell’arte.
Se è una ricchezza da non perdere, c’è un discernimento da compiere. Innanzitutto la necessità di una conoscenza più approfondita del ruolo della Madonna e dei Santi nella storia della salvezza sulla base delle Sacre Scritture e del Magistero della Chiesa. Inoltre evitare il rischio cui facilmente si potrebbe andare incontro di sovrapporre le feste popolari religiose ai tempi liturgici o di mettersi in concorrenza con le solennità più significative (ad esempio: Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini ecc.). Infine molte manifestazioni religiose popolari sono occasione per raccolte di denaro, spesso anche consistenti. Quasi sempre gestite da comitati per organizzare spettacoli di vario genere, con la giustificazione che ciò serve per far festa. Così nel nome di un santo si sprecano somme ingenti senza mettere in bilancio la carità verso i poveri del paese, rinunciando a lanciare un messaggio educativo di amore verso gli ultimi. Sarebbe invece un modo concreto per onorare i santi festeggiati, imitarne la carità e far crescere il senso della solidarietà fraterna e il servizio nella gratuità.

Dio non è facile

sabato, 17 Maggio 2008

Un pensatore greco diceva; «L’intima natura delle cose ama nascondersi» (Eraclito). Aveva ragione! Noi siamo avvolti da una fitta cortina di mistero.Viviamo nel mistero. Ed è giusto che sia così! Se per tutto ci fossero delle spiegazioni, la vita sarebbe molto noiosa. Cosa dire, per esempio, davanti al mistero di una vita che nasce dal­la morte? È la notizia di una bambi­na nata dalla mamma che era in stato di coma cerebrale da 78 gior­ni! Ora, se questo mistero avvolge il creato, quanto più non avvolge il Creatore? Dio non è facile. E non tutto pos­siamo capire di Lui! «Un Dio com­prensibile non sarebbe più Dio» (Sant’Atanasio). Possiamo parlare di Lui solo per immagini. Dio è come l’aria: ci siamo dentro e non la vediamo; la respiriamo, e non ci badiamo. Dio è un grande mistero. Ma è un mistero di amore! Amore di un Dio-Padre, che ci ama di un amore tenero. Amore di un Dio-Figlio, che ha dato la sua vita per noi. Amore di un Dio-Spirito Santo; che rafforza la nostra vita con i suoi doni. Davanti a questo grande mistero noi possiamo solo adorare, e amare. Non cerchiamo di voler sapere tutto di Dio. Abbandoniamoci totalmente nell’oceano del suo amore. Non permettiamo che venga cancellato dalla vita della società, perché se con Dio il mondo è un mistero, senza Dio è un assurdo.

Il grido di dolore

venerdì, 16 Maggio 2008

Tragedia a tragedia. Sofferenza a sofferenza. L’Asia è travolta dalle calamità naturali. Famiglie sconvolte dalla violenza inaspettata. Efferatezze che fanno inorridire. Disprezzo della vita.
Invochiamo il conforto divino sui senza tetto, la pace per i morti, la solidarietà, il coraggio di saper arginare il male, la saggezza che porta ad amare e rispettare la vita.

Ho visto

giovedì, 15 Maggio 2008

Così ripete, quasi in forma litanica, nella pagina d’apertura del settimanale diocesano (n° 20/2008) l’Arcivescovo Mani, per descrivere la sua esperienza durante la visita pastorale. Ha visto una Chiesa che sopporta pazientemente le ingiustizie, che porta la sua croce con dignità, piena di fede attaccata alle sue tradizioni. Ha visto il male che attacca la fede e la moralità; ha visto il peccato che devasta l’uomo; ha visto famiglie divise. Ha visto la miseria e lo spreco; l’eterno conflitto tra il bene e il male. E con queste immagini nella mente e nel cuore si è chiesto: che fare? Così, durante la Messa della Veglia di Pentecoste, ha dato la risposta: quest’anno faremo il Sinodo per dare le indicazioni adatte per orientare la pastorale del periodo storico che stiamo vivendo. La diocesi, le parrocchie, le associazioni, popolo, sacerdoti, religiosi e religiose saranno coinvolti per sapere che cosa deve fare la Chiesa oggi per raggiungere tutti col vangelo di Gesù.

Ci riusciremo, si chiede l’Arcivescovo? Ci riusciremo, perché è questo che vuole il Signore.

Tempo di prime comunioni

lunedì, 12 Maggio 2008

Qualche anno fa la Prima Comunione era chiamata il “giorno più bello della mia vita”. Oggi è considerata una cerimonia tradizionale, una scadenza sociale, qualcosa che si deve fare perché i figli non si sentano a disagio. Ma per comprendere correttamente questo avvenimento speciale è opportuno non riferirsi alla mentalità corrente. E’ necessario che sia considerato all’interno del suo contesto originario che è l’iniziazione cristiana: cioè la conclusione di un cammino di prepara­zione all’interno della comunità cristiana (= catecu­menato) e il vertice di una celebrazione che pre­vede il conferimento dei tre sacramenti : Battesimo, Confermazione, Eucaristia che fanno il cristiano. Dal 1972 il Rituale per evitare cha la “prima comu­nione” si riduca ad un fatto privato e intimistico ha introdotto l’espressione prima partecipazione all’Eucaristia. Senza dubbio e in pri­mo luogo la Comunione è incontro personale con Cristo, ma nello stesso tem­po è anche iniziazio­ne e introduzione alla vita del suo corpo che è la Chiesa, la cui massima mani­festazione è l’Eucari­stia domenicale.
«Nel Battesimo sia­mo stati chiamati a formare un solo cor­po. L’eucaristia realiz­za questa chiamata». Non solo, ma «mediante il Bat­tesimo e la Confermazione il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia» (Catechismo Chiesa Cattolica, nn. 1396 e 1119). In altre parole, siamo stati battezzati e cresimati per poter celebrare l’Eucaristia. Essa, infatti, attra­verso i suoi riti, gesti e atteggiamenti dice che il bat­tezzato e cresimato è veramente cristiano nella misu­ra in cui è capace di comunione, di condivisione. Uno stile di vita al quale si è orientati anche attraverso il catechismo parrocchiale, ma soprattutto facendo esperienza della famiglia come “chiesa domestica”. Come per ogni azione educativa, senza il riferi­mento a modelli adulti, a cominciare dai genitori, anche la prima partecipazione dei ragazzi all’Eucari­stia rischia di essere una parentesi devozionale sen­za alimentare quello stile di vita che costituisce l’es­senziale per essere cristiani.

Bambini e aids

sabato, 10 Maggio 2008

L’aids ha sempre di più il volto di un bambino. Metà delle nuove infezioni, infatti, colpiscono giovani sotto i 24 anni e l’età del contagio si abbassa sempre più. In alcuni paesi dell’Africa un’intera generazione combatte questa malattia sin dalla nascita, mentre sono 12 milioni i bambini in questo continente ad essere rimasti senza uno o entrambi i genitori.E’ quanto emerge dal Secondo Rapporto di aggiornamento su bambini e aids pubblicato dall’Unicef nello scorso aprile. Il Rapporto esamina anche i progressi compiuti riguardo l’impatto dell’aids su bambini e adolescenti a partire dalla campagna “Uniti per i bambini, uniti contro l’aids”. Nel corso del 2007 sono stati 290.000 bambini al di sotto dei 15 anni morti di aids, mentre sono più di due milioni i bambini che in tutto il mondo risultano colpiti dal morbo, mentre 1-20.000 sono i bambini che hanno con­tratto il virus nel 2007. La maggior parte di essi contrae il virus dalla propria madre durante la gravidanza, il parto o attraverso l’allattamento al seno. Circa il 50 per cento dei bambini che contrae il virus alla nascita muore prima di compiere due anni. Nel !007 il 40% delle nuove infezioni da Hiv ha riguardato giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni; è stato stimato che sono circa 5.4 milioni i giovani che hanno contratto l’Hiv: di questi 3,1 milioni sono donne. Come altre realtà drammatiche del nostro tempo, anche la diffusione dell’aids presenta un duplice volto, di luci e di ombre. Non mancano, infatti, progressi notevoli, ma è soprattutto nell’ambito della profilassi che si registrano i risultati più importanti e si­gnificativi, visto che riguardano non solo i minori ma anche le donne in gravidanza e in età fertile. II numero di bambini sieropositivi che ricevono trattamenti antiretrovirali nei paesi a basso e medio reddito è aumentato del 70% tra il 2005 e il 2006. Le numerose iniziative che hanno dato risultati positivi fanno sperare che la lotta all’aids anche nei contesti più difficili può superare le aspettative sempre confidando nell’impegno dei responsabili a livello locale e internazionale.

140 anni fa: l’Azione Cattolica Italiana

martedì, 6 Maggio 2008

L’Azione Cattolica Italiana (ACI) è la più antica e diffusa tra le associazioni cattoliche. Le sue origini possono essere fatte risalire al 1867, quando Mario Fani e Giovanni Acquaderni fondarono la Società della Gioventù Cattolica con il motto “Preghiera, Azione Sacrificio”. Pio IX l’approva l’anno successivo.Nel 1874 diviene parte integrante dell’Opera dei Congressi dando notevole impulso al radicamento sul territorio di realtà religiose, economiche e sociali.

Negli anni tra le due guerre mondiali in un contesto di difficoltà l’Azione Cattolica dovette retrocedere da tutte le sue attività, sociali, caritative, culturali che esulavano dai compiti strettamente religiosi. Ma pur costretta ad una vita grama e repressa, sopravvisse, si rinforzò e poté prepararsi per tempi migliori.

Dopo la prova della guerra, l’Azione Cattolica conosce un decisivo rilancio grazie all’impegno di Papa Pio XII e con la nascita della Repubblica Italiana nascono molteplici organismi specializzati ( Comitati Civici) con il compito di aiutare gli aderenti ad affrontare con maggior competenza i diversi aspetti della società italiana.

Con il Concilio vaticano II l’Associazione, pur rimanendo impegnata nel sociale, riscopre la sua propria vocazione nella scelta religiosa e missionaria.

Negli anni ottanta e novanta l’Azione Cattolica comincia a perdere tesserati fino ai 350.000 di oggi.Il calo è dovuto al sorgere di numerose associazioni religiose cattoliche.Tuttavia l’A.C. rimane fedele al suo impegno originario: essere vicina ai vescovi, impegnarsi nella formazione degli aderenti e collaborare all’impegno parrocchiale.

Per festeggiare i 140 anni dell’Associazione domenica 4 maggio in più di centomila provenienti da tutte le regioni d’Italia, si sono ritrovati a Roma in piazza s. Pietro. Benedetto XVI accogliendoli ha detto:

“È per me una grande gioia accogliervi quest’oggi qui, in Piazza San Pietro, dove in passato non poche volte la vostra benemerita Associazione ha incontrato il Successore di Pietro. Grazie per questa vostra visita. Saluto con affetto tutti voi, venuti da ogni parte d’Italia, come pure i membri del Forum Internazionale che provengono da quaranta Paesi del mondo. In particolare saluto il Presidente nazionale, Professor Luigi Alici, che ringrazio per le sentite espressioni che mi ha rivolto, l’Assistente generale, Monsignor Domenico Sigalini, e i responsabili nazionali e diocesani. Vi ringrazio anche per il particolare dono che mi avete voluto offrire attraverso i vostri rappresentanti e che testimonia la vostra solidarietà verso i più bisognosi.

(…)Vi incoraggio pertanto a proseguire con generosità nel vostro servizio alla Chiesa. Assumendone il fine apostolico generale, in spirito di intima unione con il Successore di Pietro e di operosa corresponsabilità con i Pastori, voi incarnate una ministerialità in equilibrio fecondo tra Chiesa universale e Chiesa locale, che vi chiama ad offrire un contributo incessante e insostituibile alla comunione”.

Durante i lavori dell’Assemblea diocesana presso il Seminario di Cagliari, don Giorgio Bezze, assistente nazionale del settore Giovani di AC, alla domanda : come sta l’AC di Cagliari, cosi ha risposto:

“L’impressione di un’AC cagliaritana vivace, che sa ancora porsi delle domande e che cerca di dare delle risposte per far crescere sia la propria Chiesa diocesana che la propria città con il suo territorio. Un’AC che ama la propria Chiesa locale e sa ancora mettersi al suo servizio con umiltà, dedizione e pas­sione. Un’Azione Cattolica che, nonostante le fatiche, sa ancora fare delle proposte concrete e precise di formazione per la fede di ragazzi, giovani e adulti e che non sono legate ad un personaggio carismatico, ma dentro ad un cammino di Chiesa che tiene conto degli irrinunciabili contenuti di fede e di un metodo graduale e modulare.

All’AC di Cagliari direi: non perdere mai la fiducia e il coraggio di stare nella Chiesa; investire di più nella formazione; non aver paura di essere di più missionaria”.